Rio Rocca

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La valle del Rio della Rocca, nel Comune di Castellarano (Reggio Emilia), fin dagli anni ‘50 del secolo scorso fu caratterizzata dalla presenza di attività estrattive che, inevitabilmente, ne hanno modificato le caratteristiche ambientali, in particolar modo quelle geomorfologiche.

Negli anni, numerosi studi condotti sulla valle, hanno messo in evidenza elementi di notevole interesse sia naturalistico che paesaggistico, grazie alla peculiarità del territorio e alla presenza di eccellenze botaniche e paleontologiche.

Proprio per queste caratteristiche ambientali, la zona del bacino del Rio Rocca venne dichiarata di notevole interesse pubblico dal Decreto Ministeriale del 1° agosto 1985 (“Galassino”). Successivamente il valore ambientale del bacino è stato riconosciuto anche dalla Regione Emilia-Romagna, includendolo nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (P.T.P.R.), grazie anche alla presenza di zone di particolare interesse paesaggistico e zone di tutela naturalistica.

Rientrano in questo contesto le due convenzioni stipulate dall’Amministrazione comunale con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, grazie a contributi della Provincia di Reggio Emilia e della Regione Emilia Romagna. Oggetto delle convenzioni l’elaborazione di uno studio multidisciplinare per la valorizzazione del patrimonio ambientale (geomorfologico, geologico, botanico, faunistico, storico e popolare) e la valutazione dei dissesti idrogeologici del bacino idrografico della valle del Rio della Rocca e delle relative opere di miglioramento.

Grazie agli studi effettuati è stato possibile giungere all’identificazione e alla localizzazione di alcune preziose aree ambientali, appartenenti al patrimonio geologico e alla redazione di alcune  proposte volte alla valorizzazione dell’intera valle.

In particolare, gli elementi appartenenti al patrimonio geologico sono risultati essere: contatto litologico tra la Formazione di Ranzano (Membro della Val Pessola) e le Argille Azzurre; giacimenti fossiliferi; calanchi; forme a “fungo”, legate ad erosione selettiva; frane; terrazzi fluviali.

Lo studio paleontologico della valle del Rio Rocca ha portato ad una caratterizzazione generale della documentazione fossile, che risulta risalire prevalentemente al Pliocene e che appare di importanza rilevante per due principali motivi: in primo luogo vi è da segnalare l’eccezionalità di alcuni ritrovamenti, avvenuti anni or sono, che hanno portato alla luce due rari esemplari di vertebrati marini in corrispondenza della zona calanchiva di S. Valentino (il primo conservato presso il Museo di Paleobiologia e dell’Orto Botanico dell’Università di Modena e Reggio Emilia; il secondo più completo, chiamato “Valentina”, attualmente esposto presso il Museo Civico di Reggio Emilia); il secondo aspetto riguarda invece la presenza di una ricca fauna fossile a invertebrati, costituita soprattutto da Molluschi, che può venir facilmente osservata da chiunque visiti questa zona e dalla quale è possibile ottenere interessati informazioni paleoambientali.

Dal punto di vista botanico l’area del bacino del Rio Rocca presenta situazioni interessanti, che mettono in risalto questo territorio collinare al confine con la pianura emiliana. L’area in esame è caratterizzata da un insieme di specie vegetali costituite prevalentemente da latifoglie, da vecchie colture abbandonate, praterie aride e colture estensive. L’area è stata riconosciuta Sito d’Importanza Comunitaria (SIC – IT4030016 “San Valentino, Rio della Rocca”) inserito nella Rete Natura 2000 per la presenza di habitat di interesse comunitario, soprattutto per le specie vegetali di tipo erbaceo e arbustivo. Nel sito sono presenti diverse tipologie di orchidee e altre specie protette, a rischio di estinzione nel territorio locale. Non mancano inoltre ambienti umidi di particolare interesse ecologico.

Sono stati rinvenuti complessivamente 392 taxa (raggruppamenti ordinati degli esseri viventi) all’interno dell’area di studio; dal confronto con i vari livelli di tutela internazionale e locale sono emerse 26 specie di interesse conservazionistico comunitario e regionale. Inoltre si segnalano 14 specie di interesse locale meritevoli di attenzione pur non essendo incluse in liste protette. Dei 392 taxa presenti, 19 specie non appartengono alla flora italiana spontanea. La percentuale di questo contingente è pari al 4,85% e rappresenta il grado di inquinamento floristico dell’area in esame.

Le cave, per le loro caratteristiche peculiari derivanti da attività fortemente impattanti, contribuiscono non poco alla diversità floristica del sito per diverse ragioni: le aree di scavo, abbandonate o parzialmente sistemate, stanno assumendo quindi un duplice ruolo: di riserva genetica, grazie agli apporti di alcune specie rare provenienti dai contesti “pregiati” circostanti (La Versina, Monte Bragolone etc.) e di sito inquinato da taxa provenienti da altri continenti. In particolare, la cava Ex-Anselmi, alla luce dei numerosi sopralluoghi effettuati dagli esperti, è risultata essere la più interessante sotto il profilo della biodiversità, seguita da quella de Il Pescale.

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