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Aceto Balsamico

“Nei solai del maniero Giuseppe Biondi curava settanta batterie di balsamico, trecentocinquanta botti ordinate in serie di cinque, dalle più grandi in rovere fino alle più piccole in gelso, passando attraverso quelle intermedie in castagno, ciliegio e frassino. Poi c’erano le fuoriserie, quelle che Alfredo chiamava le cuvée: una batteria di ginepro, che dava un sapore piccante, due in ciliegio che trasmettevano la dolcezza dei frutti di Vignola.” […]

“Infilò il grembiule e aprì la porta di ferro verde del capannone dove tenevano i mastelli del mosto, i tini, le damigiane e le batterie nuove da avviare. […] Appena entrato, l’odore del balsamico lo investì in pieno. Ne respirò a bocca aperta, cercando di farlo arrivare nei polmoni dove gli lasciava un senso di salubrità e piacere.”

Roberto Valentini, “Nero Balsamico”, 2005, Todaro Editore

L’aceto balsamico, prima di qualsiasi altra descrizione, è storia.
Avere la fortuna e il privilegio di degustare il vero aceto balsamico tradizionale significa lasciarsi travolgere da anni e anni di storia, di attesa, di vicissitudini umane, di afa e freddo umido, di legni antichi che concedono anno dopo anno un sapore senza uguali al liquido alchemico contenuto nelle botti.

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